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Carnevale
di Viareggio.
Scopri la magia del Carnevale. |
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Carnevale
1873: le origini.
Agli
inizi degli anni Settanta del secolo scorso, Viareggio, undicimila
abitanti, si estendeva su una superficie edificata dal Canale Burlamacca
alla Via Mazzini, allora detta Via di Confine. Da mezzo secolo cittý
per decreto (1820) di Maria Luisa Duchessa di Lucca, Viareggio era
divenuta Comune dell'Italia Unita nel 1870, subendo la perdita traumatica
della giurisdizione su Massarosa. L'abitato si diradava su un ampio
territorio agricolo appena bonificato, sottratto alle paludi e alla
malaria. Al di lý di una macchia di giovani pini si stendeva un
vasto litorale sabbioso.
La
duplice vocazione, portuale-cantieristica e balneare-turistica della
cittý era appena iniziata. La prima darsena era stata escavata da
un anno rispetto all'elezione di Viareggio a cittý, nel 1819, e
il porto-canale era contrassegnato da un molo su palafitte, lungo
190 metri. I cantieri varavano in media 150 tonnellate l'anno di
naviglio. I primi bagni pubblici, il Dori e il Nereo, erano stati
costruiti nel 1827, ma da allora erano trascorsi trent'anni prima
di arrivare alla costruzione degli stabilimenti balneari: il Felice
nel 1860, il Nettuno nel 1865. Negli anni Settanta il Balena e il
Quilghini erano in fase costruttiva. Capofila degli edifici lungo
il litorale era il Teatro Alhambra.
La Via Foscolo, allora Via Nuova, e i Giardini D'Azeglio, che contenevano
un ippodromo e s'aprivano davanti al Palazzo Paolina, eretto nel
1822, arginavano l'espansione urbanistica verso il litorale. Lungo
la patronimica Via Regia, arteria di transito e di commercio, che
sfociava in Piazza Grande, luogo di ritrovo e di arengo, sorgevano
i palazzi dell'aristocrazia ricca di Lucca. Dal 1822 si affacciava
in Piazza Grande il troncone della Reggia che Maria Luisa aveva
fatto progettare dall'architetto Lorenzo Nottolini. I lavori erano
stati bloccati da Carlo Ludovico nel 1824. Nel 1827 il duca aveva
fatto dono al Comune della Reggia incompiuta, poi "ridotta ad uso
di CasinÚ" nel 1834. Sulla Piazza Grande si ergeva anche il Teatro
Pacini, costruito da Giovanni Pacini, musicista siciliano, giunto
a Viareggio da Roma al seguito della Corte di Giuseppina Bonaparte.
1873:
in quest'ambito, dei Teatro Pacini e dei CasinÚ comunale, della
Piazza Grande e della Via Regia, ebbero origine i corsi mascherati
di Viareggio. Da anni immemorabili era invalso in Viareggio un certo
modo di festeggiare il Carnevale. Dai tempi dei Ducato di Lucca
sicuramente: il Governo regalava al popolo una giornata trasgressiva,
il MartedÏ Grasso, secondo la tradizione "padroni e servi a banchettare
insieme", e i Viareggini erano soliti designare a governatore della
cittý per quel giorno un mattocchio "in chiodara, scroi e ciarpone
rosso in vita" soprannominato provocatoriamente Puppino, in contrapposizione
ai "pupponi" dell'Amministrazione ducale.
1873: la proposta di inventare un corteo di carrozze, colme di fiori
e cariche di maschere, fu discussa dai frequentatori del CaffË del
CasinÚ, giovanotti-bene, capiscarichi appartenenti a famiglie che
di certo avevano la carrozza nel cortile del palazzo. Basta coi
veglioni al Teatro Pacini o nei saloni del CasinÚ. 0 piuttosto:
oltre ai veglioni al chiuso, balli all'aperto, nelle strade. L'idea
rimbalzÚ nelle pagine della "Gazzetta del popolo", giornale che
aveva iniziato le pubblicazioni appena un anno prima. Fu scelta
la Via Regia e il "corteo- conquistÚ subito il popolo che negli
anni immediatamente successivi mischierý alle carrozze dei signori
i barrocci e i carri agricoli. |
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