Tratto dall'articolo
di MARCO BALDI in "Studi Versilesi".
L'IMPRESA METALLURGICA DI VAL
DI CASTELLO. VITA TRAVAGLIATA DI UNA GRANDE INDUSTRIA DELLA VERSILIA
(1832-1837).
Quando
è affrontato il tema relativo all'inizio delle attività industriali
organizzate nell'enclave medicea del Vicariato di Pietrasanta,
subito ci si richiama agli anni seguenti la Restaurazione e sono
esaminate e descritte in ogni loro aspetto quelle connesse allo
sfruttamento degli agri marmiferi. Si tralasciano così, o se n'accenna
solo marginalmente, quelle minerarie e metallurgiche le quali,
seppure in forma minore e limitata nel tempo, condizionarono vita
ed economia di interi paesi come, ad esempio, Valdicastello e
Gallena.
Personalmente ritengo che questo modesto interesse storico possa
ricercarsi sia nella scarsa documentazione (peraltro dispersa
fra archivi e raccolte varie anche irraggiungibili), sia nell'accettazione
senza tentativi di approfondimento e/o verifica della vecchia
letteratura mineraria. Propongo perciò questo tentativo di indagine
archeologico-industriale sulle coltivazioni a galena argentifera
di Valdicastello e dell'Argentiera reso possibile, al di là della
conoscenza specifica delle miniere e delle loro vicende, dall'esistenza
nell'Archivio Storico Comunale di Pietrasanta di una filza di
documenti relativi alla contabilità metallurgica dello stabilimento
di Valdicastello compresa fra il 5 ottobre 1832 ed il 30 giugno
1834, fino ad oggi poco o nulla studiata.
Il
periodo seguente la Restaurazione è caratterizzato dalla cosiddetta
calata degli imprenditori (o "speculatori") stranieri alla ricerca
di nuove fonti di guadagno, sfruttate anche in forma selvaggia
perché, se non apertamente favoriti nella loro azione, essi erano
quanto meno tollerati dal potere centrale e da una parte di quello
locale. Tutto ciò avveniva in Versilia, in una terra potenzialmente
ricca di risorse naturali ma ancora vergine da industrie ed associazionismi
operai, perciò con mano d'opera a basso costo e dove l'economia
rimaneva legata all'agricoltura ed alla pastorizia oltre che,
ma solo in parte pressoché trascurabile, ad un modesto artigianato
come, ad esempio, le coltellerie di Pomezzana o la lavorazione
del ferraccio nel forno e nei distendini della Magona granducale
a Ruosina (la cui gestione dal 1835 passerà ai privati), dove
però era impiegata prevalentemente mano d'opera bresciana.''
Uno
dei primi stranieri ad interessarsi delle vecchie ed abbandonate
miniere argentifere è il Cav. Giuseppe Naro Perres, "spagnolo
e personaggio noto in Roma per un suo progetto di escavazione
del Tevere", come si rileva dalla corrispondenza intercorsa tra
i versiliesi Giovanni Belloni, Tommaso Albiani e Vincenzo Santini.
Sempre dalla stessa fonte si sa che nel 1829 il suddetto si stabilisce
a Gallena da dove inizia le ricerche nelle antiche gallerie. Testualmente
si scrive: "Qui [nel Vicariato] adesso vi è del moto e non si
parla d'altro che della riapertura delle miniere dell'argento
e di altri minerali" e si prosegue informando che il Cav. Perres
si è rivolto agli abitanti "con un pubblico manifesto per ricercare
cento azionisti o capitalisti ciascun partecipante con 500 franchi
per la formazione di un'impresa dove lui è direttore generale".
Per il momento non vi sono adesioni, "tuttavia continua a comprare
terreni a Gallena ed a Val di Castello dove ha intenzione di aprire
i pestatoi e la fornace" Secondo quanto è noto al Santini, l'invito
non trova consensi locali ed allora il Perres si trasferisce in
Francia ed in Austria alla ricerca di soci e capitali e finalmente
il 21 settembre 1832 è costituita a Vienna l'Impresa Metallurgica
della quale egli stesso è direttore generale, mentre il signor
Leone Perres (probabilmente un congiunto) n'è il cassiere generale.
Da questo momento l'attività del Cavaliere diviene frenetica.
Al principio di ottobre lo troviamo in Francia dove, a Parigi
e Lione, acquista attrezzature da miniera e da laboratorio (lampade,
bilance di precisione, ecc.), provvedendo anche alla loro spedizione
da Grenoble a Livorno da dove, il successivo 11 Novembre, saranno
imbarcate sul navicello S. Demetrio per essere consegnate "salve
e non bagnate dalle acque" alla spiaggia del Forte dei Marmi al
signor Agostino Guglielmi, cassiere delegato dell'Impresa di Valdicastello.
Sempre in Ottobre i membri del Consiglio di Amministrazione visitano
le miniere (spese per viaggio e soggiorno Lire 402), mentre il
giorno 15 iniziano i lavori preliminari per la riattivazione,
"affidando al caporale Luigi Angelini con altri individui, il
cottimo per rendere agibili le miniere e spurgare le gallerie
antiche dai fanghi e pietrame che le ingombrano e costruire i
necessari stradelli". Intanto a Valdicastello, lungo il canale
del Ferraio, si procede all'individuazione della parte di collina
da sbancare per ottenere una serie di piani dove costruire alcuni
impianti.
La vecchia casa di Gallena è ormai decentrata rispetto agli impianti
in costruzione per questo n'è affittata una a Valdicastello da
Manrico Bramanti per Lire 11-10 (Lire - Soldi) mensili da pagarsi
a semestri anticipati. Le spese generali per la sistemazione sono
di Lire 198-6-8 (Lire - Soldi - Denari) delle quali Lire 38-5
"ai fratelli Balderi muratori e per loro, che non sanno scrivere,
riceve il sig. Francesco Gamba", personaggio che da adesso troveremo
legato all'Impresa sia come fornitore di materiali e servizi vari
sia come magazziniere, anche se questo non gli impedirà mai di
anteporre i propri interessi.
I viaggi, intanto, non sono finiti ed il 28 e 29 Novembre il Perres
si reca a Livorno "per trattare con la Compagnia Mineralogica"
che dal 1831 aveva ripreso, ma senza successo, i vecchi lavori
medicei del Bottino trovandosi presto in gravi difficoltà economiche,
e segue l'acquisto di materiale vario. Quantomeno, acquista della
cancelleria poiché fino a tutto il gennaio 1833 fogli di presenza
operai e ricevute di pagamento compaiono su carta intestata della
Compagnia stessa dove le diciture "Compagnia Mineralogica" e "Bottino-Sciorinello"
sono annullate con tratti di penna e sostituite con "Impresa Metallurgica"
ed "Argentiera e Val di Castello".
Dal
13 al 29 dicembre il Perres è a Firenze "per vedere il Granduca
e fare altre operazioni per la intestatura (riconoscimento) dell'Impresa''
e fra le varie spese sostenute troviamo "Regali d'uso alle reali
segreterie Lire 40". Anche negli anni seguenti avremo voci relative
a "vari regali affidati al procaccia Iacopo Pera per condurli
a Firenze". Troppo lunga sarebbe la descrizione di spese e ricevute
perciò mi limiterò alle più significative. Per terminare l'anno
1832, si osserva che i saldi per lavori e forniture avvengono
il 31 dicembre sia a Gallena che a Valdicastello. Lo stesso giorno
termina anche il cottimo per la riattivazione delle miniere, in
anticipo sui tempi previsti e con soddisfazione dei committenti
tanto da giustificare, oltre al pagamento di Lire 1466-8 per mano
d'opera, l'erogazione di due "regalie straordinarie ai lavoranti",
una di Lire 40 all'Angelini e l'altra di Lire 38 da dividersi
fra gli altri esecutori
La fretta di entrare in produzione fa sì che immediatamente, il
giorno successivo 1° Gennaio 1833, abbiano inizio i veri lavori
estrattivi, per il momento limitati alla sola Argentiera, dove
sono impegnati, oltre al caporale Angelini ed al sotto caporale
Matteo Baldi, 15 minatori ed otto manovali, mentre contemporaneamente
è aperta una massiccia campagna di assunzioni e già nella settimana
successiva gli addetti salgono a 38, fra i quali quattro donne
impiegate nella cernita a mano del minerale (le sceglitrici sono
Rosa Baldi, Lucia Galleni, Stella Aluisi ed Agata Angiolini),
per passare ai 64 della settimana seguente. Il numero sarà poi
in costante aumento, poiché dal 26 Gennaio iniziano le attività
estrattive anche a Valdicastello dove è trasferito, ed avanzato
di grado a caporale, Matteo Baldi.
Inoltre,
in questa località è introdotto sia il lavoro notturno dei manovali
per lo sgombero delle gallerie da quanto estratto nella giornata,
con un soprassoldo di una lira o di 1-6-8 a seconda della qualifica,
sia quello minorile svolto dai cosiddetti garzoni che in seguito
saranno suddivisi in due categorie a seconda dell'età. Sempre
in gennaio arrivano capitali in valuta, ritirati dal Gamba a Carrara,
ed avviene il desiderato riconoscimento granducale, tanto che
sulla carta intestata comparirà poi la dizione "Impresa Metallurgica
autorizzata con sovrano benigno rescritto del l8 Gennaio 1833;
miniere e stabilimento dell'Argentiera e di Val di Castello nel
Vicariato di Pietrasanta in Toscana".
Segue l'acquisto di attrezzature per la coppellazione, mentre
all'Argentiera è costruita una capanna "ad uso magazzino ed officina
con forgia e pila per acqua ad uso del fabbro".
Appaiono interessanti alcuni salari giornalieri:
caporale - sottocaporale Lire 1-13-4;
muratore - falegname - minatore - fabbro Lire 1-10;
minatore da Lire 1-3-4 a 1-6-8;
manovale Lire 1;
sceglitrice - garzone s. 13-4.
Gioacchino Sormani "capo maestro falegname e meccanico" riceve
Lire 80 mensili. Pur essendoci una differenza salariale fra i
minatori, non compare ancora la suddivisione in categorie che
interesserà poi anche i manovali.
Con febbraio iniziano gli arrivi dei tecnici specializzati nei
vari settori produttivi (capi maestri), reclutati prevalentemente
in Francia (da cui l'appellativo di Savoiardi) e provenienti in
genere da Parigi. Essi ricevono un rimborso per spese di viaggio
di Lire 160 ed una prima sistemazione a Valdicastello presso l'inesauribile
Gamba, sempre attento ai propri interessi. Infatti, il 19 febbraio
egli "riceve Lire 72 per vitto e alloggio somministrati per i
primi giorni al commesso Antonio Mugnaini ed ai due capi maestri
savoiardi e per nolo dei letti fin qui serviti ai signori Richard
e Sormani ed a garanzia" (dei beni dello stesso Gamba).
Avvicinandosi la bella stagione, si intensificano gli sforzi per
la costruzione degli impianti, proseguono le assunzioni di mano
d'opera generica ed aumentano i salari di alcune categorie dirigenziali.
Il
20 marzo a Firenze è ratificato dal notaio Naro Ferdinando Cartoni
il contratto costitutivo dell'Impresa, mentre il 22 segue l'acquisto
a Valdicastello "di un frantoio con mulino sul canale del Pollone
a Grottaferrata con servitù di acqua, gora e lavatoio" da Giovanni
Matteo Bottari e parenti. Il relativo rogito è del notaio pietrasantese
Tommaso Frullani che anche in seguito provvederà ai bisogni locali
del Perres, come ad esempio il successivo 1° ottobre per la vendita
fatta da Giulio Gamba Martelli, sempre a Valdicastello, di "un
corpo di terra con sopra due mulini e servitù di acqua in luogo
detto al Prato". Tutto questo offre la possibilità di fare alcune
successive considerazioni. Tra i molteplici pagamenti fatti dall'impresa
ne compaiono diversi per generi alimentari e questo consente di
avere un'idea sul tipo di alimentazione che sembra piuttosto frugale,
peraltro integrata con 1'allevamento di animali da cortile (si
registra anche l'acquisto di un maiale) e con la coltivazione
di orti e di una piccola vigna. Al tutto si poteva aggiungere
la disponibilità di vettovaglie nel Vicariato di Pietrasanta.
Stante la penuria, il grano era invece acquistato in grossi quantitativi
a Livorno e trasportato con navicelli a Forte dei Marmi per l'inoltro
a Valdicastello; così le aringhe in barile, mentre granoturco,
olio, formaggi e salumi erano invece di produzione locale, come
il vino comune, mentre quello definito "di ottima qualità" era
reperito sempre a Livorno insieme a "caratelli di vino dell'Elba".
Ancora oggi esiste a Valdicastello, alla periferia nord del paese
ed attigua agli impianti del tempo, la borgata Parigi, ultima
testimonianza della cittadella creata dalla dirigenza e dalla
mano d'opera specializzata straniera.
A questo punto è da notare come l'acquisto dei mulini nella località
"al Prato", che si trova a valle degli impianti, non era finalizzata
alla captazione dell'acqua necessaria al funzionamento di questi
ultimi ma piuttosto all'uso diretto dei mulini stessi, escludendo
così la dipendenza per molitura dai proprietari di edifizi ad
acqua con i quali il Perres entrerà ben presto in conflitto aperto
così come farà, del resto, con gran parte degli abitanti.
Continuando
la ricerca tra i fogli di presenza degli operai e tra i pagamenti
ai tecnici specializzati (per i quali il salario era mensile),
è possibile affermare che quella di Valdicastello fosse la più
grande industria del Vicariato. Infatti, prendendo a campione
i documenti relativi al mese di giugno l -33, troviamo ben 257
addetti che saliranno ad oltre 300 in dicembre (la cifra è comunque
per difetto, non comprendendo i dirigenti e gli avventizi) in
seguito all'apertura degli impianti. Inoltre, compaiono numerosi
pagamenti per prestazioni saltuarie come (ne cito solo alcune
di interesse locale): taglio di boschi, costruzione di scale in
legno per miniere o fornace da calce, opera di carbonai, trasporti
di tavole e mattoni refrattari, ecc. E' ancora interessante notare
che è stato possibile accertare, sempre attraverso la consultazione
della filza, una bassa percentuale di analfabetismo tra gli addetti.
Infatti, anche se scritture le firme appaiono spesso incerte,
non sono poi molte quelle ricevute di pagamento dove compare la
dicitura: "e per ... che non sa scrivere, riceve...", seguita
dalla firma del garante. Uno sguardo adesso al lavoro femminile
ci dice che, oltre alle 11-15 sceglitrici addette alle miniere,
durante 1'estate ve n'erano 48 impegnate "per trasporto della
rena alle fabbriche" e da 30 a 35 per "trasporto di fasci di legna"
tagliata nei boschi circostanti acquistati a più riprese dal Perres.
Con l'entrata in funzione della laveria e l'ultimazione degli
altri impianti, il loro numero passerà ad una sola sceglitrice
all'Argentiera, a 30 lavatrici del minerale e, ancora, da 30 a
35 per i fasci di legna.
Particolarmente interessante è una nota di spese relativa al mese
di marzo 1833 dove, in calce e quasi nascosta, appare l'annotazione
"Regalia straordinaria al Sig. Lamporecchi per le premure prestate
alla Impresa come dalla decisione del Consiglio generale di Vienna
del 10 Febbraio Lire 600. La cifra non ha bisogno di commenti
rapportandola a salari e prezzi correnti ma purtroppo non sono
riuscito a stabilire con certezza chi fosse il non meglio definito
signor Lamporecchi; posso soltanto supporre che si trattasse di
un membro della omonima famiglia di Pietrasanta, ben introdotta
nella vita pubblica della comunità. Il successivo 5 Aprile, comunque,
il Perres scrive "all'Illustrissimo Sig. Vicario Regio", dicendo
che le attività delle miniere, "che vanno ogni giorno aumentando",
necessitano di una strada adeguata poiché quella esistente non
sopporta più il traffico di uomini, mezzi ed animali, per cui
"mi faccio ardito a sottoporre una domanda che già da qualche
tempo mi proponevo di indirizzarLe anche a nome di questi abitanti".
In definitiva, richiede che si provveda alla sistemazione "esaudendo
le mie preghiere, lo scopo delle quali tende a pro di questo paese
e di tutti i suoi abitanti". Il Vicario riceve la petizione il
giorno successivo ed immediatamente è incaricato l'ingegnere del
circondario di recarsi a Valdicastello per un sopralluogo e presentare
poi un progetto per "addirizzatura, rettificazione e voltura della
strada comprensivo delle spese necessarie per i lavori e per la
usurpazione dei terreni.
Il 27 dello stesso mese l'incarico è ultimato e nel giro di due
soli giorni, con apposita seduta magistrale del 29 Aprile, progetto
e spese sono approvati all'unanimità motivandoli "opera di pubblica
necessità considerando i benefici derivanti dalla attività della
Impresa Metallurgica non solamente per gli abitanti di Val di
Castello ma per la intera comunità impiegando mano d'opera che
toglie la disoccupazione che segue la stagione della produzione
dell'olio". E' previsto anche l'utilizzo del cottimo in modo da
impiegare un maggiore recupero di operai. Il voto unanime della
Magistratura comunitativa dimostra ancora una volta l'influenza
esercitata dall'Impresa Metallurgica e, allo stesso tempo le grandi
speranze di progresso economico e di tranquillità sociale che
sono riposte in un'attività di tali dimensioni, capace potenzialmente
di trasformare il volto di un'intera comunità. Dalla lettura del
verbale si ricavano:
1) Costo dell'opera: allargatura, rettificazione e voltura Lire
443, per usurpazione ai Sig. Francesco Gamba e Domenico D'Andrea
Coluccini di terreni ulivati e ortivi Lire 433 Totale Lire 876.
2) Tipo di esecuzione dei lavori "Verrà fatto con il sistema del
cottimo che contribuirà a ridurre la disoccupazione ancora di
più" ed inoltre "potrà venire affidato al Sig. Dottore Santi Gamba
già accollatario della detta strada in virtù del contratto iscritto
M 20 dell'anno 1832 purché i lavori siano compiuti entro il termine
di un mese e mezzo dalla data della deliberazione ed il canone
di accollo rimanga compreso nelle annuali Lire 234".
3) Pagamento degli espropri.
I Signori Francesco Gamba e Coluccini saranno pagati nel venturo
anno 1834 ed i terreni rimasti inusati saranno posti al pubblico
incanto. Invano Domenico D'Andrea Coluccini ricorrerà alla Magistratura
comunitativa, quantomeno "per avere la riduzione dell'estimo avendo
perduto 16 pertiche di terreno ortivo in luogo detto piazza Betta".
Probabilmente non era persona gradita poiché in calce alla petizione
troviamo l'annotazione: "Non è meritevole di sgravio. B. Lazzeri
e G.B. Magri deputati".
In attesa dell'entrata in funzione degli impianti, il minerale
estratto viene lavato direttamente nei canali con conseguente
intorbidamento delle acque, mentre il progressivo incremento delle
escavazioni rende il fenomeno sempre più consistente con proteste
degli abitanti che si trovano pressoché impossibilitati ad usare
le acque. Si diffonde, inoltre, il sospetto che in seguito ai
lavaggi si liberino "sostanze venefiche che infettano". II supposto
avvelenamento trova giustificazione nel fatto che nel corso dell'anno
precedente (1832) era stata pubblicata a Firenze una relazione
generale sullo stato delle miniere d'argento nel Vicariato di
Pietrasanta e fra i vari componenti della galena argentifera venivano
indicati arsenico e rame. Così, in Maggio, una parte degli abitanti
si rivolge alla Magistratura Comunitativa denunciando una situazione
intollerabile. In seguito alla richiesta di verifica viene deciso
di incaricare il Prof. Antonio Targioni Tozzetti di compiere uno
studio completo delle acque e delle miniere "comprensivo di tutte
le prove necessarie ed adatte a scoprire la possibilità del veneficio".
La questione non è che agli inizi ed il 19 Agosto seguente "compariscono
davanti al Gonfaloniere e Priori i Signori Dott. Santi Gamba,
Giuseppe Bottari, Francesco Gamba e Carlo Coluccini abitanti in
Val di Castello", denunciando che in seguito alla prossima entrata
in funzione della laveria "le acque diventeranno torbide e infette".
Gli stessi comparenti espongono anche il timore che il Cav. Perres
"potrebbe per proprio tornaconto impedire l'accesso alla sorgente
del Pollone che ricade nelle sue proprietà", privando così gli
abitanti anche dell'acqua da bere la quale "non può essere attinta
che alla fonte perché non appena uscita dalla polla corre a mischiarsi
con l'acqua del torrente". I ricorrenti chiedono la garanzia del
rifornimento idrico mediante la costruzione di una fontana pubblica
"nella piazzetta attigua alla casa di F. Gamba che trovandosi
nel borgo sopra la chiesa è luogo comodo per tutti". Tuttavia,
per limitare le spese, suggeriscono di realizzarla "all'uso milanese",
utilizzando cioè "tubi" d'ontano sorretti da pali, "nella quale
manifattura si hanno attualmente a Val di Castello costruttori
e artefici". Questa soluzione eviterebbe murature e sarebbe accettata
dagli abitanti; l'istanza termina con l'invito a verificare la
realtà di quanto esposto ed obbligare poi il Perres a costruire
la fontana poiché "la mancanza rende già molto infelice" la situazione
del paese e della popolazione stessa. Tutto questo ci offre un
ulteriore supporto per risalire alla precisa topografia degli
impianti e ci informa di come l'intorbidamento in atto non fosse
che un preludio di quanto si andava preparando.
Accogliendo
l'istanza, il 21 Agosto viene stabilito di ordinare la costruzione
della fontana "ma bensì a tutto solo carico della Impresa medesima
assumendo i necessari provvedimenti con intelligenza onde prevenire
qualsiasi sconcerto che derivare potesse a danno di quella popolazione
così privata di uno dei primi naturali e troppo necessari elementi".
Sempre in Agosto si reca a Valdicastello il Prof. Targioni Tozzetti
che visita tutte le coltivazioni in atto, prelevando campioni
di minerale poi sottoposti ad una serie di cinque prove diverse
sia a caldo che a freddo, delle quali una parte viene eseguita
direttamente nel laboratorio dell'Impresa. I risultati portano
il Professore alla conclusione della infondatezza del supposto
avvelenamento delle acque. Tuttavia, leggendo l'intera relazione
fino ad ora inedita, si avverte il conflitto dell'uomo diviso
fra i risultati analitici e la propria coscienza ed, infatti,
prima di concludere, egli evidenzia come l' intorbidamento sia
sì di origine meccanica e non chimica ma è anche destinato ad
aggravarsi con l'imminente entrata in funzione della laveria e
del mulino. Così scrive il Prof. Targioni Tozzetti: "Affinché
un tale intorbamento non possa dirsi assolutamente nocivo, purtuttavia
può riuscire di qualche danno quando trattasi di abbeverarvi il
bestiame con quelle acque o lavarvi i panni o impastarvi le olive
o lavarvi gli oli o servirsene per gli altri usi domestici". Prosegue
suggerendo la realizzazione di bacini di decantazione "in maniera
tale che cessi di essere se non di danno di incomodo almeno per
gli abitanti di Val di Castello". La relazione porta la data del
18 Settembre 1833 ma nella filza magistrale di archivio è inserita
in quella dell'anno successivo e questo mi aveva portato a considerare
la possibilità di un ritardo nella consegna, anche se la cosa
poteva apparire un po' strana vista l'urgenza della richiesta
e la celerità con cui si susseguono avvenimenti e decisioni.
In seguito ho trovato una nota di spese del 20 Novembre 1833,
trasmessa dalla cancelleria di Pietrasanta al Cav. Perres dove,
oltre alla iscrizione di volture, compare come ultima voce "Copia
della relazione Targioni Lire 6-13-4". Decaduta perciò l'ipotesi
del ritardo, rimane quella di un quanto mai improbabile errore
nell'inserimento ma è la data del 18 Settembre e la certezza del
ricevimento che suggeriscono una chiave di interpretazione dei
fatti, poiché è proprio in questo periodo dell'anno che avviene
la vinificazione seguita poi dalla raccolta e frangitura delle
olive, operazioni che necessitano della disponibilità di acque.
Dato che ormai era stata decisa la costruzione della fontana,
si era probabilmente pensato di non rendere la relazione Targioni
Tozzetti immediatamente pubblica per non acuire i conflitti latenti,
in attesa di trovare una soluzione, cosa che peraltro non avverrà
mai. Il 1834 è un anno di grandi tensioni fra il Perres, che nel
frattempo si è ben guardato dal far costruire la fontana, e gli
abitanti non solo del paese ma della intera vallata sottostante
per due nuovi motivi di preoccupazione: le sabbie di risulta della
laveria ed i fumi sprigionatisi dalla attigua fornace.
Una
volta estratto, il minerale veniva accuratamente ripulito dalla
ganga sterile passando poi al lavaggio dove si cercava di liberarlo
quanto più possibile dal terriccio e da altre eventuali inclusioni
che influivano sul risultato finale, ovvero sulla quantità di
argento ricavata da ogni tonnellata di minerale rispetto alla
quantità di carbone o di legna, impiegata per la fusione. E poiché
non erano stati realizzati neppure quei bacini suggeriti dal Prof.
Targioni Tozzetti, fanghi e sabbie scorrevano liberamente nel
torrente. Questo non era che un aspetto del problema, poiché nella
parte più a valle, dove le acque del Baccatoio riducono la velocità
di scorrimento, avveniva la decantazione naturale con il conseguente
innalzamento dell'alveo ed in caso di forti piogge seguiva la
tracimazione con allagamenti fino all'allora via Regia (attuale
Sarzanese). Per comprendere in pieno il fastidio derivante dai
fumi (si libera anche anidride solforosa), è necessario avere
presente la topografia del paese e degli impianti, concentrati
all'inizio di una stretta gola. In assenza di vento avveniva il
ristagno ed ecco il susseguirsi di proteste "per i vapori nocivi
che ammorbano ed infettano l'aria''. E così che il 20 Marzo la
Magistratura incarica i deputati Giuseppe Carli e Dott. Santi
Gamba di recarsi a Valdicastello per scegliere la località più
adatta per la costruzione della fontana poiché nel frattempo la
popolazione si è divisa. Infatti, mentre una parte la chiedeva
ancora "nella piazzetta, luogo comodo per tutti", l'altra invece
"a confine con l'orto di Leonardo Tartaglia sulla strada per S.
Anna". Nella stessa occasione anche il medico Agostino Pieri ed
il chirurgo Odoardo Linoli vengono incaricati "di visitare, verificare
e riferire sulla nocività dei fumi così vicini al luogo prescelto".
Mentre i due deputati raggiungono un accordo con il Perres per
la costruzione e allo stesso tempo per una semilibertà per gli
abitanti di attingere acqua da bere direttamente alla sorgente
del Pollone "anche se ricadente nelle proprietà della Impresa"
la relazione del medico e del chirurgo del l2 Aprile seguente
parla di "costruire la fonte il più lontano possibile dalla fornace".
In conseguenza di essa, lo stesso giorno viene deciso un nuovo
sopralluogo da parte dei deputati Pietro Albiani e Lorenzo Bresciani.
Della questione dei fumi verrà informato successivamente il potere
centrale ma la relazione al Granduca del Regio Consultore delle
miniere Teodoro Haupt ribalta la tesi della nocività, poiché sostiene
che non si è manifestato nessun aumento delle malattie e della
mortalità sia fra le persone che fra gli animali. Quanto poi al
forno utilizzato, sostiene l'Haupt, esso è costruito all'uso di
Sassonia dove ne funzionano da oltre cento anni senza aver provocato
danni; la questione è chiusa: le "Regalie" e la ragion di stato,
chissà, hanno di nuovo funzionato...
In
tutto questo rincorrersi di istanze e deliberazioni, in una cosa
concordano il Cav. Perres, Carlo Coluccini, Francesco Gamba, il
Dott. Santi Gamba ed altri abitanti il 22 Maggio quando presentano
la richiesta di costruzione di muretti protettivi lungo alcuni
tratti della nuova strada, "ormai pericolosa per il grande traffico
e specie in diverse curve dove i mozzi dei barrocci colpiscono
la gente alle gambe". Per quanto reale fosse, il problema non
era poi così importante come l'innalzamento dell'alveo del Baccatoio,
le torbe e la necessità di avere disponibile acqua "per bere ed
altri usi domestici", come scrivono il 14 Giugno Bartolomeo Biagi,
Ceccardo Tartaglia, Francesco Bottari ed altri. Propongo poco
più sotto una lettera del Perres che riassume tutti i problemi
che provocano conflittualità, visti ovviamente con i suoi occhi.
Il l 6 Luglio, intanto, viene presentata la relazione Albiani-Bresciani
che, data per scontata la costruzione della fontana, chiede invece
la demolizione della fornace che l'Impresa potrà ricostruire "a
suo totale carico e spese nel luogo più adatto ma lontano", e
la soluzione è approvata dalla Magistratura comunale con quattro
voti favorevoli ed uno contrario.
Il direttore.generale Cav. Perres ne viene informato due giorni
dopo e, toccato nel vivo degli interessi, non prende più tempo
come in precedenza, quando si dichiarava "ardito a richiedere"
e quando lo scopo delle sue preghiere tendeva "a pro' di questo
paese". Queste sono ormai cose passate ed il 20 il Cav. Perres
scrive "all'Ill.mo Sig. Gaetano Poccianti cancelliere della Comunità
di Pietrasanta, in risposta al suo pregiatissimo foglio". Dopo
i convenevoli d'uso esordisce dicendo che il frantoio acquistato
(il 22 Marzo 1833 e trasformato in laveria e mulino) "sporcava
ed infettava le acqua così come le infettano quelli che sono inferiormente":
il problema è dunque sempre esistito. Quanto ai contadini ed ai
proprietari di mulini e frantoi più a valle "del nobile edifizio
della pesta e del lavaggio del minerale argentifero la cui lavorazione
turba, a dir vero, un poco le acque con le sue sabbie", non possono
certamente lamentarsene. Esse sono, infatti, addirittura un beneficio
gratuito ed insperato "perché quelle sabbie si sono rivelate utilissime
ed hanno otturato tutti i meati da cui spandevano le acque consentendo
a tutti i sottoposti edifizi di rimanere in attività tutto l'anno
nonostante la siccità che ci sovrasta, cosa che non avveniva negli
anni precedenti"; invece di esserne grati e riconoscenti, il Cav.
Perres si lamenta che "più avventurosi adesso costoro si rivalsero
a codesta spettabile Magistratura". Inoltre, l'acqua per bere
non è affatto un problema poiché "l'Impresa è stata già bastevolmente
generosa a permetterne il trasporto, senza però alcun pregiudizio
per i propri stabilimenti, e di costituire una servitù nei propri
fondi". La fornace, infine, è stata costruita vicino alle miniere
e la sua demolizione "comporterebbe una spesa gravosa e perpetua
per il trasporto del minerale". Da non sottovalutare poi il fatto,
ancora secondo l'opinione del Perres, "che essa non è sempre in
funzione e che lungo tutte le vie pubbliche della Toscana ve ne
sono un gran numero che non producono il minimo inconveniente".
L'Impresa di Valdicastello viene accomunata a quelle da mattoni
e da calce, citando in ambito locale "quelle Ponticelli e Bichi
sulla via maestra che da Seravezza conduce a Ponte Stazzemese''.
In ultima analisi, tutte le questioni di cui si dibatte non sono
opera o volontà della popolazione di Valdicastello "perché avendo
avuto occasione d'interpellarne la maggior parte ho avuto modo
di assicurarmi che le difficoltà che si affacciano non sono dovute
tanto da essa ma sono piuttosto suscitate da due ben note persone
che agiscono per fini secondari e son pervenute ad indurre in
errore i signori deputati". L'imprenditore spagnolo conclude la
sua lettera affermando di aver richiesto il parere dei propri
ingegneri a proposito della demolizione: "ma essi mi hanno assicurato
essere totalmente inutile e che niuno pregiudizio può derivare
dalla sua vicinanza alla fonte".
In definitiva, "tutto ciò premesso, mi duole Sig. Cancelliere
doverle dichiarare che codesta amministrazione non può assolutamente
uniformarsi al parere dei deputati Albiani e Bresciani". Adesso
la Magistratura dovrebbe invalidare il giudizio degli ingegneri
e così, in attesa di sviluppi, "la popolazione continui ad avere
un poco di pazienza, nel frattempo potrà scavare nuovi pozzi o
attingere acqua al di sopra degli impianti".
Della ormai mitica fontana si torna a parlare soltanto nel successivo
1835 con una lettera del Provveditore della Camera di Pisa al
Vicario Regio di Pietrasanta nella quale se ne sollecita la costruzione,
"spettando alla Vostra Eccellenza far conoscere le determinazioni
della Magistratura". Ancora una volta il direttore dell'Impresa
ignora qualsiasi ingiunzione, mentre continuano fumi, torbe e
petizioni. Si giunge cosi al 23 Febbraio 1836, quando viene affrontato
di nuovo il problema "fontana", tentando una mediazione con l'incarico
al Cav. Giuseppe Carli e all'ingegnere del circondario "di visitare,
verificare e riferire, interpellando non solo il Cav. Perres ma
anche gli abitanti per un concorso alle spese". Tuttavia, nel
frattempo, gli affari del Perres volgono rapidamente al peggio:
"In quest'anno 1837 la Impresa Metallurgica dichiarò il fallimento,
cessò la lavorazione ed il progetto della fonte andò in fumo e
nel 1838 vennero esposte all'incanto tutte le miniere e le fabbriche
e vennero aggiudicate al Cav. Alessandro Boissat di nazionalità
francese per il meschino prezzo di Lire 63.230". Il Boissat riprende
i lavori fino al 1841 cedendo poi il tutto ad una nuova società
con a capo Guglielmo Hahner che provvede alla modifica degli impianti
ed allo sfruttamento anche dei filoni cupro-argento-auriferi dell'Angina
e cinabriferi di Ripa. Nel 1849, però, tutto viene abbandonato
ma anche in questi anni la sospirata "fontana pubblica con lavatoio"
rimarrà un miraggio e solo nell'anno 1900 l'acqua giungerà "nella
piazzetta del borgo sopra la chiesa", come risulta dalla data
scolpita sul frontone.
Tutte
le foto dei minerali presenti in questo sito web sono tratte dalla
collezione privata del Sig. Baldi Marco e raccolti nelle miniere
di Valdicastello Carducci.
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per scritto dal proprietario. |
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